Davide mi scrive che al sito della Fondazione Don Roberto Fernandez Vina situata in Argentina, aveva trovato una speranza di guarigione. Scrive di aver realizzato che non siamo ancora pronti per questa sperimentazione…anche se ci avrebbe provato.
So perché Davide scrive così. Penso sia anche il frutto di nostre “conversazioni” avute per e-mail qualche tempo fa. Sono stati scambi di idee aperti e sinceri da entrambe le parti e con questo commento sul mio blog sento ancora una sorte di “risentimento” da parte di Davide per non aver provato una terapia che si prospetta miracolosa o per lo meno che permetta a suo figlio di migliorare le sue condizioni anche per poco. Davide infatti mi scrisse (spero non se la prenderà se condivido queste sue parole sul mio blog)
“Anche io sono dubbioso sul trattamento in Argentina , ma non riesco a vivere nel dubbio e non averci provato , ma mettiamo che funzioni? Mi hanno già confermato che se funziona lo farà per un breve periodo di mesi o 1 anno. La mia alternativa in questo caso è ripetere l'intervento.”
Riscrivo queste parole per, ancora una volta, ricordarmi con chi mi sto confrontando, in che modo il malato o una persona a lui cara si avvicina alla malattia. Scrivo queste parole perché riguardo a questa cura miracolosa proposta in Argentina ho un parere ben preciso (che leggerete poche righe sotto) e senza mezzi termini, ma penso di poterlo fare solo perché non sono malata di T1D e non ho ad oggi nemmeno un figlio malato.
Ai tempi diedi una risposta molto diretta al Sig. Davide e gli dissi di lasciar perdere questi viaggi della speranza che non potevano certo curare la malattia di suo figlio. Ora vorrei arrivare allo stesso punto, perché è così che la penso, ma magari cercando di elaborare di più le mie motivazioni. Prendiamo il caso citato dal sig. Davide.
Se visitate il sito da egli indicato trovate un sito solo in spagnolo del Dr. Vina (non difficile da capire per noi italiani) ma senza una traduzione in inglese. Cerco le informazioni necessarie e scopro che questa Fondazione, che altro non è che una clinica privata argentina, propone la cura per tantissime patologie con le cellule staminali: dalle malattie della cornea, ai danni alla colonna vertebrale, alle malattie cardiovascolari…
Cerco informazioni sul diabete di tipo 1 e questo mi porta al link “pubblicazioni”. Una cosa che capisco subito è che quando si parla di pubblicazioni non sono pubblicazioni scientifiche vere e proprie infatti non ci si riferisce mai alla rivista su cui queste pubblicazioni sono state documentate. Sono “pubblicazioni” nel senso che sono state scritte e pubblicate su internet, ma, come si sa, chiunque può scrivere e pubblicare su internet ciò che desidera senza alcun tipo di controllo o revisione da parte di esperti, come invece comunemente succede per le reali pubblicazioni scientifiche.
Questo già mi fa riflettere, perché chi legge e non sa cosa sia una vera pubblicazione scientifica può pensare che i risultati di questo gruppo siano stati pubblicati e giudicati da ricercatori e medici di tutto il mondo. Per scemare il mio scetticismo faccio anche una ricerca su “PubMed” servizio fondamentale utilizzato da tutti i ricercatori del mondo in cui è possibile identificare le vere pubblicazioni scientifiche di ogni ricercatore inserendo specifiche parole chiave (come cognome e nome e altre variabili se si vuole restringere il campo di ricerca). Inserisco “Vina e diabete di tipo 1” non trovo nulla, cambio il sistema di ricerca e chiedo di trovarmi solo le pubblicazioni di Vina e cellule staminali…non trovo nulle nemmeno qui.
Detto questo, leggo comunque la “pubblicazione” a cui il sito si riferisce, c’è infatti un allegato in formato word che si può liberamente scaricare da internet. E’ un documento in inglese quindi non mi lascia dubbi come il resto del sito che è in spagnolo.
Qui di seguito trovate la traduzione letteraria del testo intitolato:
“Sustained Effect of Autologous Bone Marrow Mononuclear Cells Infusion In Children With Type 1 Diabetes: Six-month Follow-up Results”
Effetto di lunga durata mediato dall’infusione di cellule autologhe isolate dal midollo osseo in bambini affetti da T1D: analisi a 6 mesi dal trattamento.
Autori: R. J. Fernández Viña, O. Andrin; J. Saslavsky; L. Camozzi;.; R. F. Fernández Viña; F. Foresi; J. Ferreira da Silva Lima
Luogo dove si è svolta la sperimentazione: Fundación Don Roberto Fernández Viña – San Nicolás , Argentina. Clínica San Nicolás S.A.- San Nicolás, Argentina.
Background: “Il diabete di tipo 1 è una malattia frequente dell’infanzia, che si presenta spesso tra i 4-6 anni di vita e subito dopo la pubertà. Questi pazienti hanno una funzionalità pancreatica insufficiente, raprresentata da livelli di c-peptide e insulina circolanti praticamente assenti. Smikodub e colleghi hanno dimostrato che l’iniezione in vena di cellule staminali embrionali possono migliorare la malattia”
Vado quindi ancora sul mio amato sito "PubMed" e cerco un po’ questa cosa fantastica di cui io non ho mai sentito parlare e pubblicata da Smikodub e colleghi sul diabete. Anche qui non ho successo, non trovo una sola pubblicazione scientifica che supporti questa scoperta.
Obiettivo dello studio: In base alla nostra esperienza generata dal 2005 in poi di trapianto di cellule staminali in vena in pazienti adulti con diabete mellito (immagino di tipo 2), abbiamo deciso di valutare la possibilità di infusione di cellule staminali adulte endovena in pazienti affetti da diabete di tipo 1, bambini sotto il peso di 40 kg.
Studio: sono stati studiati 17 pazienti (10 maschi, 7 femmine) dai 4 ai 13 anni, malati da 34,7 mesi di media sottoposti a trattamento con insulina esogena alla dose di 20.33 U al giorno (± 11.70) e con un valore di c-peptide basale di 0.55 nmol/ml. Dopo aver ricevuto il consenso informato dei genitori i piccoli pazienti sono stati sottoposti ad un prelievo di midollo osseo (in genere si aspira dallo sterno o dalle creste iliache del bacino). Si sono ottenute un certo numero di cellule. Qui a questo punto diventa tutto un po’ confuso ma mi sembra di capire che le cellule staminali contenute nel midollo (che sono cellule identificate dai marcatori di superficie come CD34+CD38-) sono state purificate (?? Immagino io) 9.20 milioni di cellule per mm3 di sangue e poi infuse (subito dopo? Sotto immunosoppressione?) endovena in un volume di 20 ml per kg del bambino (quindi per un bambino di 40 kg hanno infuso 400 ml di liquido…) ad un ritmo di 300 ml/h.
Risultati: nessuna complicazione o effetto collaterale si sono osservati durante l’infusione. Ogni 30 giorni sono stati fatti esami fino al 180° giorno dopo l’infusione e si è osservato che: C-peptide 0.70 nmol/l (aumento del 40% rispetto all’inizio della terapia, statisticamente significativo)
richiesta di insulina esogena 14.29 U/giorno ( diminuzione del 29.7% rispetto all’inizio della terapia statisticamente significativo)
Conclusioni: la trasfusione di cellule adulte staminali autologhe (cioè isolate dal paziente stesso) aumenta la funzione pancreatica nel pazienti affetti da T1D. Il nostro studio dimostra che il trapianto autologo di cellule staminali isolate dal midollo osseo rappresenta una strategia terapeutica efficace e sicura per un controllo della glicemia. Gli effetti si sono mantenuti per almeno 6 mesi.
Capite che non essendo una pubblicazione scientifica vera e propria questi dati sono stati molto semplificati ma per quello che leggo mi chiedo:
• perché mai cellule staminali prelevate dal midollo osseo di un bimbo che soffre di T1D una volta prelevate e dopo reinfuse dovrebbero cambiare lo stato della malattia? Reinfuse in un soggetto non trattato in alcun modo, non immunocompromesso, niente.
• che senso possono avere un aumento del c-peptide (dato come valore medio) e una diminuzione della richiesta di insulina esogena (sempre data come vaolre medio)?
• Anche se i dati fossero veri, comunque i pazienti trattati devono ancora ricevere insulina esogena giornaliera. Cosa è cambiato della malattia? La terapia ha migliorato lo stile di vita del paziente? Lo ha cambiato radicalmente? Non ha più fenomeni di ipoglicemia? Ha smesso di farsi di insulina tutti i giorni? Il pancreas, da che era stato completamente distrutto, adesso si è rimesso a fare insulina?
Ipotizziamo ancora che questi risultati siano veri. Ha senso fare un viaggio della speranza in un paese sconosciuto, in una struttura sconosciuta, ad un costo (che non so e non voglio sapere) per abbassare la richiesta di insulina esogena? Cosa cambia alla malattia? Davide dice “mi hanno detto che l’effetto è limitato, ma vorrebbe dire risottoporsi al trattamento una volta che l’efficacia è sparita…” ma di che effetto stiamo parlando?
Caro Sig. Davide le ripeto anche questa volta che il mio compito non è quello di “smontare” gli entusiasmi e di essere critica senza cognizione di causa. Spero che questa analisi la possa aver in qualche modo portata ad una valutazione personale obiettiva e non trascinata dall’angoscia della malattia e del tempo che passa per il suo bimbo. Il mio consiglio (come sempre) è continuare a tenere i valori di glicemia più controllati possibili. Avere una forte fiducia nella ricerca, supportarla in tutti i modi a lei possibili e non aspettarsi che domani avremo la cura miracolosa ma sapere che stiamo lavorando con forza e testardaggine per arrivarci.
Abbiate fiducia solo nelle cose vere e genuine, anche se richiedono molto molto più tempo e molto molto più denaro delle cure miracolose…
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