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20/11/07

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Commenti

Manuela Battaglia (The Blogger)

Cara Lu,
cerco di rispondere al tuo commento in cui mi chiedi qual'è il sistema migliore per donare fondi alla ricerca dedicata al diabete autoimmune di tipo 1 (T1D).
Bisogna prima di tutto considerare che Telethon finanzia principalmente la ricerca sulle malattie genetiche rare. In aggiunta, insieme a JDRF (http://www.jdrf.org/), Telethon finanzia anche progetti di ricerca dedicati al T1D. Significa cioè che se una ricerca costa 100, Telethon donerà 50 e JDRF gli altri 50. La tua donazione a Telethon andrà quindi "diluita" all'interno di tutti i progetti finziati da esso. I tuoi soldi andranno però a progetti che sono stati attentamente selezionati mediante un meccanismo di "peer review" (per capire meglio di cosa si tratta, se già non lo sai, visita la seguente pagina: http://www.telethon.it/ricerca/revisione.asp)
Nel caso in cui tu donassi dei soldi, per esempio direttamente al San Raffaele specificando che li vuoi donare per la ricerca sul T1D e magari dicendo anche in che laboratorio vuoi che vadano i tuoi soldi (http://www.sanraffaele.org/Home/Ufficio_Stampa_-_HP/Fund_Raising/Fai_una_donazione/index.html), sei TU che scegli che quel tipo di ricerca è valido e merita un aiuto economico.
Entrambe le opzioni quindi secondo me hanno vantaggi e svantaggi.
A te la scelta, basta che sia consapevole!

Lu

..Mettiamo che io sia diabetica di tipo 1 da 22 anni, senza complicanze grazie a un "lavoro" quotidiano faticosissimo ed estenuante..Mettiamo che io voglia fare una donazione che, egoisticamente, sia di aiuto a me stessa. Mettiamo che io voglia coinvolgere amici e parenti (Natale si avvicina)..a quale ente "mi conviene" rivolgermi? Telethon o S. Raffaele con specifica "ricerca su diabete"? Grazie, Lu

angelo

Stagnaro Sergio, non è compito dei ricercatori educare il cittadino "alla cura del corpo e alla corretta alimentazione".

Se ne deve occupare la famiglia, la scuola, la società, il medico di famiglia, il diabetologo, l'estetista, il dietologo, il giornalista o il fanfarone. Tutti ma non il ricercatore il cui compito è ben altro che divulgare.

Contrariamente a quello che pensi per cultura e divulgazione si spendono infinitamente più soldi di quanto dispone la ricerca scientifica per darci nuovi strumenti di cura.

I ricercatori fra una giornata di lavoro e l'altra devono costruirsi una vita (come pure il fanfarone) e visto che lo Stato non dà garanzie chiedono aiuto a chi è più lungimirante per lavorare meglio e poter ottenere risutati migliori e prima.

Io che ho il diabete mellito da quando avevo 3 anni, non ero obeso e facevo una corretta alimentazione ritengo di aver molto da guadagnare finanziando i centri di ricerca.

Invece per i presunti esperti in "Costituzione Diabetica e dislipidemica", novelli Vanna Marchi dei poveri fessi che spaventati dalla sventura di una malattia terribile sono disposti a credere a chiunque dica "ho io la soluzione" ripristinerei i lavori forzati.

Sergio Stagnaro

Ma veramente in Italia o altrove si vuole combattere il diabete mellito? Innanzitutto, per la Prevenzione Primaria del diabete mellito tipo 2 (il 95% circa di tutti i casi), non sono necessarie grandi risorse economiche e quindi NON si scomodi la Telecom, ma si faccia ricorso alla VOLONTA'dei ricercatori e dei medici. Dato che apparentemente nessuno conosce la Costituzione Diabetica "e" dislipidemica (www.semeioticabiofisica.it) conditio sine qua non del diabete, sempre preceduto da Reale Rischio Congenito diabetico, mi permetto di segnalarvi soltanto due miei scritti in rete su The Lancet e su Annals Internal Medicine (sic!): Stagnaro Sergio. Newborn-pathological Endoarteriolar Blocking Devices in Diabetic and Dislipidaemic Constitution and Diabetes Primary Prevention. The Lancet. March 06 2007. http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/
PIIS0140673607603316/comments?totalcomments=1
e Stagnaro Sergio. New bedside way in Reducing mortality in diabetic men and women. Ann. Int. Med. http://www.annals.org/cgi/eletters/
0000605-200708070-00167v1.
Cara Manuela Battaglia, se visiti oggi il sito www.ilpungolo.com troverai un mio articolo in Scienza su un argomento che nessun diabetologo ha mai conosciuto (personali comunicazioni!). A questo punto, perchè scandalizzarsi se un visitatore scrive cose giustissime ma POLITICALLY non-CORRECT per poi tacere su oltre 50 aa. di ricerca diabetologica, ACCETTATA da famose peer-reviews?
Per delicatezza non ti chiedo cosa ne sai di newborn-pathological, typeI, subtype a) ONCOLOGICAL, and b) Endoarteriolar Blocking Devices. Infine, spero che chi mi ha letto, capirà perchè in www.ilpungolo.com in diversi articoli parla della nostra era coem ERA DEI LUMI SPENTI!

TROVI LA RISPOSTA A QUESTO COMMENTO NEL POST: http://manuelabattaglia.blogs.telethon.it/2007/11/risposte-ai-com.html

free lance

Cara Manuela Battaglia,

peccato, perché io sono d'accordo con quasi tutte le sue opinioni in merito. Tuttavia, mi pare che molte sue obiezioni siano basate su una lettura un po' distratta del mio post.

1a citazione: Parlo di ricerca "trendy" riferendomi alla genetica, non alla ricerca sulle malattie rare che, riconosco nel post (lo rilegga), hanno bisogno di aiuto. Basta rileggere il mio post con un po' di attenzione per capirlo. Se lei non è d'accordo sul fatto che la genetica oggi sia "trendy" la invito ad informarsi. Per altro, non c'è nulla di male.

2a citazione: non mi sono mai sognato di mettere in discussione la qualita' e l'impegno dei ricercatori finanziati da Telethon, che come ho scritto nel post producono ottima ricerca (credo siano i migliori in Italia). Non mi attribuisca opinioni contrarie alle mie. Ma poi, che c'entra?

3a citazione: sui brevetti, credo che la contraddizione sia evidente a chiunque. Il brevetto è un monopolio, cioè una barriera protettiva all'uso di una tecnica. E' legittimo, intendiamoci, cosi' com'e' legittimo vendere scarpe. Mi sfugge, pero', come quel monopolio commerciale aiuti la ricerca ad occuparsene, visto che all'industria quelle malattie non interessano. Come dice lei, se la ricerca è ritenuta "commercialmente di valore", non capisco perché dovrebbe essere finanziata con la beneficienza. La invito a spiegarmi perche' Salk e Sabin, che facevano il ragionamento opposto, fossero dei completi deficienti.

4a citazione: il S. Raffaele non he ha bisogno, secondo me, perché il S. Raffaele non è l'unico salvatore di vite in Italia, e ce ne sono altri che attirano ancora meno fondi privati del S. Raffaele Science Park.

5a citazione: meno male che ho spiegato che "politica" non significa D'Alema e Gasparri (come invece intende lei) ma pubblica discussione, partecipazione sociale attiva e non passivo teleascolto.

6a citazione: la domanda non è se Telethon aiuti "tanta gente sfortunata", cosa che sicuramente avviene, ma quanto la scelta del telespettatore sia consapevole.

Insomma, rilegga il post con più attenzione prima di lanciarsi in simili difese corporative. Se lo rileggerà con attenzione, capirà che non intendo affatto accusare il TIGET, o i malati (figuriamoci, e meno male che l'ho specificato). Capirà che l'accusa è contro il fatto che ricerche importanti (che salvino vite o meno poco conta) in Italia devono fare appello all'emozione effimera di una trasmissione invece di essere finanziate consapevolmente e ordinariamente dalla collettività. In altre parole, le vostre ricerche sono finanziate perche' "fate pena" (letteralmente), e quando altre emergenze faranno piu' pena secondo le emozioni del momento quei finanziamenti spariranno. Io invece penso che le vostre ricerche debbano essere finanziate in quanto se lo meritano, indipendentemente dall'emotivita' televisivamente assistita. Cosi' potreste anche depositare brevetti senza contraddizioni, per altro. Se preferisce far pena piuttosto che vedersi riconosciuto un merito (che io per primo vi riconosco), contenta lei. Spero che, se non lo rileggera' lei, lo facciano i suoi lettori.

TROVI LA RISPOSTA A QUESTO COMMENTO NEL POST: http://manuelabattaglia.blogs.telethon.it/2007/11/risposte-ai-com.html

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